Perché sto con Sebastiani
Scritto il 31 marzo 2009 da Andrea Marzi – Scrivi il primo commentoIn questi ultimi dieci anni mi sono trovato, da cittadino di sinistra, a osservare un tale scadimento della qualità nella classe politica da costringermi a sollevare critiche anche nei confronti degli amministratori della mia area di riferimento.
La situazione si è aggravata con la salita al potere di una generazione di politici totalmente plasmati alla luce della unica logica operativa della moltiplicazione delle clientele e dei favori ad personam.
Questa sconsolante realtà mi ha obbligato a considerare l’ipotesi di non rinnovare a Ceriscioli e al suo partito la mia fiducia tanto immeritatamente regalata alle precedenti elezioni.
Negli anni più recenti ho constatato l’esistenza a Pesaro di un’area di persone deluse dai risultati delle ultime giunte, persone che hanno come unico obiettivo quello di rovesciare Ceriscioli . Il termine rovesciare non sembri esagerato visto che si tratta praticamente di una monarchia con tanto di nomine decise da quattro capi fuori da ogni confronto come testimoniato dall’assenza di primarie e dal fatto che proprio Ceriscioli, come ex assessore all’urbanistica di Giovanelli, sia diventato il nuovo reuccio-sindaco.
Rovesciare, nel caso di quest’area di cui parlo, va inteso come a qualunque costo, anche quello di usare la “formula fanese” che prevede di candidare un politico di provenienza di sinistra, alleato e sostenuto dalla destra.
Sentivo che pur con tutti i peggiori sentimenti che nutro nei confronti della sinistra cementizia pesarese (Soru la chiamerebbe la “sinistra immobiliare”) provavo più disagio che entusiasmo al pensiero di sfogare la mia frustrazione votando a fianco dei berlusconiani, degli ex fascisti dignitosi e di qualche fascista vero e proprio.
Perché – ad esempio – non lasciarsi rapire dall’entusiasmo per i Liberi di Giuseppina Catalano, e dallo straordinario potenziale di rinnovamento contenuto nella promessa di vedere eletta la prima donna sindaco a Pesaro?
Me lo chiedevo, ma giravo a vuoto, continuando a provare disagio a dispetto della mia parte logica che sembrava favorevole.
Poi, piano piano ho capito, ho capito che, come recitava un lancio di Micromega di qualche anno fa, “senza legalità non ci sono nè destra nè sinistra” e che,
come mi suggerisce la mia coscienza, “senza onestà intellettuale e autenticità non c’è orgoglio nè partecipazione sincera”.
Ma, mentre il “senza legalità non ci sono nè destra nè sinistra” mi sembrava ovvio, trasparente e non bisognoso di spiegazioni, l’altra affermazione mi è stata particolarmente utile, nel suo chiarirsi, per trovare una posizione chiara e serena e spiego perché.
La capacità di critica – fondamento del pensiero laico – rappresenta una risorsa utile sia nel confronto con se stessi che con gli altri.
Soprattutto in politica questa capacità è – dovrebbe – essere considerata una risorsa. Ecco, portando fino in fondo il “senza onestà intellettuale e autenticità non c’è orgoglio nè partecipazione sincera” ho capito che schierarsi con chiunque che non avesse mai dato prova di coraggio e onestà intellettuale nel criticare i vertici nazionali del proprio partito, non mi faceva sentire “a casa”.
Potevo – io che da sinistra ho criticato senza peli sulla lingua i D’Alema della bicamerale, i Fassino del “Craxi nel Pantheon” e i D’Alema e Fassino dello scandalo BNL che ha determinato il siluramento della Forleo – allearmi con chi apprezza senza critiche un Berlusconi, negazione in carne e sangue della democrazia e dei più elementari principi del pudore ancor prima che dell’etica?
Ecco perché Sebastiani mi ha dato, con una lista civica laica, democratica, antifascista, una occasione per provarci, per provare a fare qualcosa per Pesaro, umiliata da troppo tempo da chi non si vergogna di usare la cosa pubblica per interessi personali e di partito, tanto a Pesaro come in Italia.
Aggiungo che tali questioni, così come le emozioni e le appartenenze che concorrono a formare le opinioni di voto, devono fare i conti con quella che io chiamo “sindrome del tifoso”. Non a caso siamo abituati da secoli a dividerci, a volte senza motivo, fra guelfi e ghibellini, interisti e juventini, pesaresi e fanesi, destri e sinistri.
Temo che senza una crescita della capacità di tutti di giudicare con la propria testa anche la propria parte politica, questo paese non si risolleverà dal pantano etico in cui è precipitato. Ma non vorrei che si pensasse che il problema sia solo a sinistra. La latitanza del pensiero critico a destra è ancora più grave, ad esempio a livello nazionale la “sindrome del tifoso” di molti elettori di centro destra, impedisce loro di indignarsi per l’uso a fini personali che Berlusconi ha fatto del loro consenso. Una cosa del genere è semplicemente impensabile in altri paesi occidentali, da noi nessuno si stupisce. A tutto si fa il callo, anche a vedere un Ministro della Giustizia togliere al giudice naturale un’indagine che si occupava di lui.
