Diritti del territorio e politica economica
Scritto il 13 maggio 2009 da Staff – Scrivi il primo commentoè ora di cambiare!
Il 1992 segna una svolta epocale nel tessuto politico, economico e sociale del sistema Italia. Dalla stagione degli alti redditi e della bassa tassazione degli anni ‘70-’80 ci si inoltra nella discesa inesorabile che dura tutt’ora.
Il governo Amato e con lui tanti altri governi europei, impostano le politiche pre-euro col trattato di Mastricht e il processo di unificazione monetaria, ma non economica, si conclude 7 anni più tardi il 1 gennaio1999 con l’euro moneta unica europea.
Il patto di stabilità tra deficit e PIL impone vincoli pesanti ai bilanci dei singoli Stati e subito nascono ovunque legislazioni compensatorie volte a dotare le governance locali di strumenti di bilancio atti a fronteggiare la nuova situazione.
Le municipalizzate, ad esempio, vengono trasformate in s.p.a., sottraendo così al trattato di Maastricht porzioni di bilancio consistenti relative ai servizi primari e i Comuni ricevono un volano di sgravio di bilancio notevole, destinando quelle risorse ad altri scopi.
La forma delle s.p.a. configura da subito un ibrido tra pubblico e privato, in quanto, i relativi criteri di gestione sono privatistici , ma i soci di maggioranza sono di nuovo gli Enti Pubblici. Si creano così paradossali situazioni di conflitto di interesse e le politiche ambientali relative ai grandi beni comuni (acqua, energia, igiene urbana) vengono decise, formalmente, dalle maggioranze pubbliche dei consigli di amministrazione delle s.p.a., ma in pratica e principalmente, dalle esigenze di business dell’amministratore delegato, in veste di “gestore dell’interesse pubblico”.
Le tariffe, fonte principale di aumento di utili, da dividere in quota coi soci pubblici, esplodono, ma i servizi peggiorano di anno in anno, soprattutto in area vasta, nonostante i tanti processi di fusione tentati.
Col tempo, tra gli Amministratori , comincia a diffondersi il detto : ” ai tempi delle municipalizzate facevamo ottimi servizi ma non avevamo una lira in tasca “, emblematico della nuova governance ibrida pubblico-privata.
Un’altra legislazione compensatoria , rispetto al trattato di Mastricht, è quella della cosiddetta “urbanistica partecipata”. Le procedure di PRG vengono snellite a favore di privati che manifestano l’intenzione di investire nel territorio e i Sindaci-imprenditori sfruttano il potere della rendita edilizia negoziando l’accordo tra opera privata da un lato e urbanizzazioni per il pubblico dall’altro.
Se un terreno vale 100.000 euro prima della variante e 1 milione di euro dopo la stessa, in quanto reso edificabile, la differenza derivante, appunto la rendita, viene spartita tra il privato e il pubblico.
Il primo, per altro, realizza l’opera intera, mentre il secondo, il più delle volte, crea urbanizzazioni a macchia di leopardo e, di conseguenza, una città fragile.
Il territorio, divenuto merce di scambio, si depaupera irreversibilmente.
I cittadini diventano sempre più consapevoli della precarietà di questi modelli di governance, per altro accettati come ineluttabili dai vari amministratori indipendentemente dall’area politica di riferimento.
Nella nostra Provincia , a seguito di una serie di vertenze, tutte riconducibili ai modelli di governance sopra esposti, nasce, negli ultimi 4 anni, un coordinamento di comitati ed associazioni che realizza, nella Carta dei Diritti e delle Rivendicazioni del Territorio, il documento cardine di denuncia contro la situazione creatasi.
Il documento tratta un’ analisi accurata della situazione dei servizi relativi ai grandi beni comuni , nell’ambito provinciale in primis , ma estendibile anche alle principali aree urbane, indicando ai futuri nuovi amministratori quali sono le criticità dei modelli attuali.
L’amministratore che aderisce ai principi della Carta si troverà, per altro, a dover superare le criticità del modello attuale dovendolo per forza governare in controtendenza.
Sarà capace il nuovo Sindaco di rinunciare a maggiori utili in cambio di maggiori investimenti e quindi di servizi migliori?
Sarà capace di dire no al potere della rendita, al fine di realizzare una città e un territorio più a misura d’uomo ?
Nell’universo probabilistico e spesso imprevedibile ed indeterminato che abbiamo di fronte , comunque è certa una nuova consapevolezza che si sta imponendo tra i cittadini resistenti . Sarà con loro che i nuovi amministratori dovranno inevitabilmente confrontarsi.
ing. Gaio Valerio Marchi
Laboratorio Le Nuove Resistenze
