Il Pd avrà i muscoli ma le idee non ci sono
Scritto il 15 maggio 2009 da Staff – Scrivi il primo commentoSecchiaroli: «Ceriscioli? Solo accordi di potere»
di LUIGI LUMINATI
Marcello Secchiaroli, il Pd, il suo ex-partito mostra i muscoli con la cena dei mille di venerdì sera…
«Ciò conferma una certa linea, che non è certo quella dei contenuti e dei programmi. Ma dei posti (nel caso specifico a tavola) e dei numeri».
I muscoli sono tutti nostrani…
«La tesi di base del Pd pesarese – quella de «il partito siamo noi non Roma» – viene messa alla prova con questa dimostrazione di forza. Stavolta non ci sono Veltroni o Fassino, ma c’è Matteo Ricci…».
Eppure lei hai partecipato alla nascita di questo Pd…
«E’ vero, ma dopo poco non mi sono riconosciuto in questo partito, che è il contrario di quello che si andava a raccontare al momento della nascita».
A lei hanno dato del traditore perché si è schierato con Sebastiani nella lista «Città in Comune».
«Sì, è stato il sindaco. Ceriscioli però non si deve permettere di dare del traditore ad una persona con la mia storia. Io faccio parte di una lista di centrosinistra, e se il partito mi ha dato molto… altrettanto ho dato io al partito».
Intanto Ceriscioli ha messo insieme nove liste e 400 candidati. Una bella falange.
«Rilanciano per il tutto per tutto, per riuscire a mantenere il potere. Non è importante come si governa e con chi… Il Pd aveva fatto un accordo anche con la Dc di Pizza che è nel centrodestra in tutta Italia. Significativo, no?».
Se per questo Ceriscioli dopo aver dichiarato che Giuseppina Catalano sarà vicesindaco ha anche detto che, di norma, quel ruolo va al secondo partito della coalizione.
«Non mi meraviglio, si è già mostrato inaffidabile su molte cose».
Ma questo patto di potere del centrosinistra su cosa si basa?
«Non saprei, forse su un concetto di politica in cui basta occupare qualche posto, contare qualcosa per poter fare un’alleanza».
Altri tempi quelli dell’entrata dei cattolici nel Pci…
«Era il lontano 1985. Mi presentai come indipendente da cattolico nelle liste del Pci… Una scelta che derivava da alcuni valori che erano da me condivisi: solidarietà e difesa dei più deboli innanzitutto. Cosa che non esiste più se non nelle dichiarazioni di circostanza».
Quando sono cambiate le cose?
«Dopo la sostituzione di Giovanelli, ma l’apoteosi sono state le primarie del Pd, gestite anche queste soltanto con prove di forza muscolari».
Il Pd è già abortito?
«Non si capisce bene cosa diventerà. Intanto posso fare una previsione: nel futuro congresso la maggioranza del partito pesarese si schiererà con il segretario, che potrebbe essere Bersani. Pronti ad un nuovo leader, non importa chi e come».
Lei è stato uno dei creatori della cooperazione sociale a Pesaro.
«In realtà da assessore comunale misi in atto l’affidamento esterno dei servizi sociali, privilegiando il sistema della cooperazione che allora stava nascendo e che vedeva come precursore Don Gaudiano. Un sistema misto pubblico-privato sociale che ha addirittura anticipato la legge di riforma dei servizi sociali».
La cooperazione sociale cos’è diventata ora?
«Un potere poco chiaro, nel senso che la cooperazione sociale ha un’origine politica nobile, che man mano ha perso in un aggancio con il potere molto stretto che ne ha limitato la libertà di azione».
E si è privilegiato l’aspetto aziendale rispetto a quello sociale…
«In alcune coop sociali sì, l’aziendalismo ha avuto la meglio. In altre si corre continuamente lo stesso rischio, perdendo la natura stessa della cooperazione sociale. In un momento di difficoltà economica come questa le coop devono difendere la qualità e la dignità del lavoro e per questo che politicamente è necessario che nel prossimo consiglio comunale ci sia qualcuno che lo faccia».
Ma questo legame è sfociato in pressioni politiche in questa fase pre elettorale?
«Anche in questo ambito ci sono state quelle pressioni che abbiamo denunciato più volte».
Sono denuncie da società mafiosa…
«Può dare l’idea, la mafia si manifesta in diversi modi ed in diverse parti d’Italia. La nostra cultura è un’altra, e dobbiamo respingere certi comportamenti».
Qual è il risultato che le darebbe soddisfazione?
«Riuscire ad entrare in consiglio per poter portare avanti le nostre idee ed il nostro programma. Vorremmo creare una fondazione per la famiglia in relazione alle difficoltà economiche attuali; con la partecipazione della città intera»
Cosa differenzia Sebastiani da Mascioni?
«Innanzitutto la scelta chiara di centrosinistra. Poi noi siamo popolari e poco misteriosi».
Nell’eventuale ballottaggio resterete a sinistra?
«Appoggeremo chi introduce nel proprio programma le cose più importanti del nostro».
