La risposta a Marzi della Gambini
Scritto il 21 luglio 2009 da Staff – Scrivi il primo commentoDal Resto del Carlino di oggi – di PAOLO ANGELETTI:
A QUANTO si racconta una delle spine incontrate dal sindaco nel comporre la rosa del suo ‘Ceriscioli 2’ era rappresentata dalla cultura. Nel senso di assessorato: nessuno, pare, voleva quella poltrona. Alla fine è toccata a Gloriana Gambini, già assessore uscente all’Ambiente, e titolare della delega alla Formazione professionale in Provincia dal 1999 al 2004.
Perchè è toccato a lei?
«Sono stata certamente sorpresa — ci spiega —, ma non ho mai avuto la percezione che questo assessorato non interessasse. Piuttosto sono grata al sindaco per questa opportunità: la gestione della cultura permette di misurare le esatte dimensioni di una città e ne determina la sua crescita civile».
Anche se il compito che l’aspetta non sarà facile. Dopo dieci anni di gestione targata Luca Bartolucci c’è la necessità di aprire un nuovo ciclo ma i soldi sono sempre pochi (e meno) e, tanto per non farsi mancare niente (quanto a difficoltà) c’è da registrare l’uscita di scena di Alberico Miniucchi, storico dirigente comunale del settore che ha raggiunto la pensione.
Avrà davvero tante cose da fare…
«Sono abituata a gettarmi anima e corpo nelle sfide e quindi…».
Quindi da dove cominciamo?
«Cominciamo dall’istituzione».
Cioè?
«Pesaro ha una grande ricchezza di istituzioni culturali (non solo comunali, penso all’Oliveriana e anche alle diverse fondazioni anche private) e questo è il segno di un rapporto molto forte tra la città e le sue politiche culturali. E’ da qui che bisogna partire per rendere queste istituzioni ancora più forti e al servizio dei cittadini nel segno della qualità. Può sembrare banale, ma non è assolutamente così: le istituzioni devono proporre cose di qualità perchè la qualità è popolare, è democratica. E’ una garanzia per tutti. Non è abbassandola che la si rende più usufruibile».
Ma questo comporta delle scelte?
«Certo, è inevitabile. Anche perchè vorrei che passasse finalmente il concetto che l’assessorato, e il Comune, in genere, non è un bancomat dove attingere finanziamenti per qualsiasi cosa. Tutti hanno dignità e noi siamo per il massimo dell’apertura: ma questo deve essere reciproco. Siamo disposti a discutere con chiunque ma non c’è nessun motivo perchè si debba accettare un progetto chiuso. Se posso sintetizzare: istituzioni più vigorose e scelte più rigorose».
E comunque fosse anche un bancomat, non ci sarebbe troppo da prelevare…
«I fondi sono limitati, questo lo sanno tutti, ma la scarsità di risorse non è necessariamente un limite. E, soprattutto, non può essere un alibi. Questa piuttosto è la nostra nuova frontiera dove è necessario fare perno su quello che c’è avendo come metro la qualità».
E cosa abbiamo ?
«Abbiamo i Musei civici, i cui nuovi spazi saranno utilizzati prima ancora che si realizzi il progetto definitivo. E le biblioteche: penso a un polo che unisca la San Giovanni e l’Oliveriana, c’è la Pescheria da cui mi aspetto un ulteriore passo in avanti: è l’unico museo d’arte contemporanea delle Marche e deve diventare un riferimento per tutta la regione. Questi luoghi li immagino però come spazi aperti dove la gente possa incontrarsi, discutere. Tra loro e con le istituzioni».
Cosa ha messo al primo posto in agenda?
«La comunicazione. Il limite è troppo evidente: provate a cliccare su Google le parole ‘Pesaro’ e ‘cultura’. Non appare nulla del Comune. Questo non è possibile: internet è mezzo più veloce per raggiungere i cittadini. Penso anche a facebook o twitter. Quindi ci stiamo già attrezzando per realizzare un portale in grado di fornire tutto gli appuntamenti: dalle mostre ai concerti, ai vari appuntamenti e per far ciò è sufficiente il nostro ced».
Nel prossimo futuro cosa ci attende?
«Voglio indicare tre cose: l’Oliveriana che tornerà alla città e scoprire quegli spazi sarà davvero una grande e bella sorpresa. E’ un vero e proprio tesoro nascosto. I Musei civici, che già lavorano bene e con le nuove sale saranno un punto di riferimento per tutti i pesaresi. Infine la ridefinizione degli spazi espositivi. In questo settore è indispensabile mettere ordine: mentre per la Pescheria le scelte sono nette e dipendono dalla direzione artistica per Palazzo Gradari, ad esempio, queste certezze non esistono. Dobbiamo riscrivere delle regole».
Ovviamente con rigore. E vigore.
