Risposta ad Alessandro

Scritto il 28 settembre 2009 da Andrea Marzi7 Commenti

Questo intervento di Andrea Marzi è a titolo del tutto personale e non rappresenta la posizione di alcuno al di là del suo autore.

Caro Alessandro, come curatore del sito sono chiamato in causa e credo giusto risponderti con un post dedicato.
Cito anch’io Jacopo: “…credo che Città in Comune debba essere, nel tempo che ci separa dalle prossime elezioni, non una lista ma un’associazione che realizzi e promuova sul territorio iniziative volte all’approfondimento della nostra umanità.”
Premetto che sono felicemente stupito dalle statistiche del sito che continua (incredibilmente, per me) a registrare molte decine di lettori al giorno non ostante il mix di riposo dopo le fatiche elettorali e delusione per l’esito, abbia prodotto in me e Vanni (responsabili del sito) una fatale astinenza e incuria. Ce ne scusiamo.
Quindi vi ringrazio per esserci ancora e per continuare con i vostri preziosi interventi a tenere accesa una fiammella, una scintilla, al cui scoccare abbiamo lavorato tanto.
Le tue (vostre) parole mi suggeriscono alcune considerazioni:
1 – La prima è sulla importanza di spingere tutti insieme e di impegnarsi “fisicamente” quando arriva il momento per cambiare le cose, cioè quello in cui si vota e si contano i voti. Le vostre parole sull’impegnarsi oggi per le elezioni del 2014 sono nobilissime ma non evitano in me il crearsi di un sapore amaro, quelle parole mi dicono che io mi sono acceso un anno prima delle scorse elezioni e voi 6 mesi dopo. Forze come le nostre questa mancanza di sincronia non se la possono permettere.
2 – Questo movimento non può funzionare come un partito verticale ma con una dimensione orizzontale per cui – di nuovo – mi stride il fatto che voi dalla vostra scrivania diate consigli su cosa dovrebbe fare ora Città in Comune. A chi vi rivolgete? Ai capi di un partito? Sbagliato, non ci sono capi e l’associazione Città in Comune siete anche voi con le vostre proposte, siete voi che scrivete sul sito, che avete idee, progetti, fantasie ed energia. Perciò vi invito a riflettere sulla necessità di un salto dal virtuale al materiale e ad attivarvi, portare il vostro mattone per fare le cose in cui vorreste vedere Città in Comune protagonista. Non si può pensare – non con forze così poco strutturate – che siano sempre gli stessi a tirare la carretta e gli altri si limitino a votare o a scrivere su un blog. O ci siamo tutti o non ce la faremo mai.
L’esperienza elettorale mi ha insegnato che la “dimensione internet” è importante – insostituibile come modalità per far conoscere le proprie idee con pochi soldi – ma è limitata, come raggio d’azione, a certi ambienti. In altri “territori” si arriva solo fisicamente, e qui o siamo in molti e nello stesso momento, o non siamo.
3 – Colgo l’occasione per una considerazione a freddo riguardo agli esiti delle elezioni. Una persona esperta di politica, commentando il risultato deludente di Città in Comune ha usato la solita formuletta che usano i partiti in questi casi: “abbiamo sbagliato a comunicare”. Sicuramente abbiamo fatto tanti errori ma soprattutto li abbiamo fatti in pochi, e li abbiamo fatti con la buona fede e l’intento di essere al servizio dei tanti che desideravano un cambiamento. Ma lo desideravano da casa loro. Se non cambierà questo – con una partecipazione più diffusa e attiva – non basterà neanche se quei pochi in un eventuale futuro, saranno impeccabili.
4 – Per quanto mi riguarda ho speso talmente tanto in energie, tempo sottratto alla famiglia e risorse personali da vedere con sollievo al fatto che il 2014 è lontano, anche se le Regionali sono già lì…
A proposito del “promuovere sul territorio iniziative volte all’approfondimento della nostra umanità” io mi sto già muovendo come suggerito da Jacopo, lo faccio a titolo personale e senza la pretesa di rappresentare nessuno. Lo faccio in sintonia con le parole di Pereira:
“La politica non è riformabile, non rimane che andare più in profondità ripartendo dalla informazione e dalla cultura che passa per le relazioni umane.”
Io, nel mio piccolo ho già cominciato, con uno spettacolo che debutta il 24 e 25 ottobre al Quilombo a Pesaro, senza finanziamenti pubblici. Si chiama “A sud di cosa”.
Ecco, Alessandro, finisco con la tua citazione di Batman “Non è tanto quello che sei, ma quello che fai che ti definisce”.

Grazie
a presto

Andrea Marzi

  1. Alessandro Tonelli scrive:

    Ringrazio Andrea Marzi per il suo articolo e sono felice per la discussione che ne è scaturita. Un blog è bello per questo: le opinioni si incontrano, si scontrano e stimolano. Quando poi si tratta di temi importanti che riguardano la politica, la civiltà, la cultura, il sociale e più in generale il vivere insieme e il partecipare, la cosa si fa ancora più interessante e spesso la passione entra prepotentemente e giustamente in gioco. La passione però è un’arma a doppio taglio, una miccia che accende fuochi che scaldano o che bruciano. E’ dunque un elemento indispensabile per spingere a costruire (abbandono il verbo “fare”), ma nello stesso tempo fa anche pensare/dire/scrivere cose non sempre pienamente ponderate. Ma va bene così.
    I miei interventi vogliono essere costruttivi e sono il primo a dire: “ok, vediamoci, vorrei dare il mio contributo, cosa possiamo proporre con un’associazione come Città in Comune?” Lungi da me dare consigli o pontificare.
    Dunque io direi di andare avanti e accantonare affermazioni (che sicuramente sono dettate dalla passione) che parlano di chi si è impegnato un anno prima o sei mesi dopo. Ognuno ha la sua esperienza e un limite di un blog è quello che spesso e volentieri si comunica con qualcuno che non si conosce di persona o si conosce poco. Il rischio, in questi casi, è sentirsi rispondere dalla persona che hai dall’altra parte che sono dieci anni che si impegna in queste cose.
    A presto, spero.

  2. Jacopo Nacci scrive:

    No che non mi stupisco, anzi, l’assenza di Giovanelli è malauguratamente la dimostrazione che qui a Pesaro non siamo allucinati e quando diciamo che il PD è satana parliamo con cognizione di causa, agendo satana nello stesso modo anche quando si trova nel mondo esterno.

    Quanto alla scaramuccia, non interessa nemmeno me, ma questo non vuol dire accettare sempre, senza mai obiettare e senza smontare, che chiunque abbia una postazione di comunicazione, qualsiasi essa sia, possa postulare a piacere ciò che invece dovrebbe dimostrare (e che, di fatto, non può dimostrare perché non è vero), o che usi il linguaggio in modo fuorviante, per esempio attribuendo più o meno implicitamente il desiderio di far scaramuccia a chi abbia invece fornito la risposta dovuta a una tirata d’orecchie gratuita e immotivata.
    Mi basta e mi avanza la stampa locale: vederlo qui sopra non fa che rattristarmi e riportarmi all’indecisione di cui parlavo al punto 1.
    Questo non è estraneo a ciò di cui si è discusso ultimamente su questo blog. Il problema delle dinamiche culturali che stanno alla fonte degli scontri politici è che spesso, anzi spessissimo, chi sta politicamente da una parte usa gli stessi metodi della parte avversa, perché culturalmente sta dalla stessa parte, è formato allo stesso modo (non è un caso, Andrea, che io abbia introdotto un richiamo all’urlo di battaglia di Grillo, nel commento cui ti riferisci). Ma il medium è il messaggio, la struttura del linguaggio è il messaggio: se smonti la logica, per dire, è inutile che tu sia di destra o di sinistra: sei pronto per il paese di Mediaset. Lo dico senza un filo di polemica, Andrea, e come contributo alla discussione: era esattamente questo il problema cui mi riferivo quando dicevo di essere prima di tutto sinceri e rigorosi con se stessi. Con questa scusa del “fare” ad ogni costo, in Italia si finisce che non si combina mai niente perché senza rendersene conto, e mi ci metto dentro anche io come tutti, si condivide la stessa forma mentis di quelli che stanno di là, e ci si racconta del “fare”, e ci si salva così, e intanto non cambia niente perché il problema sta a monte.

  3. andrea marzi scrive:

    A Jacopo,
    riguardo alle parole del tuo commento evito scaramucce che non mi interessano, chi vorrà farsi un’idea non avrà che da leggere il mio post e il tuo commento.

    A proposito di Giovanelli… che dire, si tratta di gran lunga del maggior colpevole della selvaggia situazione urbanistica pesarese. Colui che ha gettato le basi per permettere ai maggiori costruttori di prendersi tutto, decidendo a piacimento la pianificazione urbanistica più vantaggiosa per loro, non più adeguata alla qualità della vita dei cittadini.
    E’ colui che ha traghettato il pds, ds, pd pesarese fino alla attuale concezione affaristica del partito. Gli affari come polo principale, il resto come accessorio. Non è un caso che tutto il vertice del pd locale sia per Bersani alla segreteria. Bersani rappresenta infatti il polo affaristico del partito a livello nazionale, Hera è una sua invenzione, un modo per fare soldi con acqua rifiuti e altre risorse. La vicenda Schieppe, così come le assurde recenti dichiarazioni di Ceriscioli che mirano a cancellare la raccolta porta a porta, vanno lette in questa chiave: Hera guadagnerà di più tanto più i rifiuti andranno in un ceneritore (da far costruire alla stessa Hera) piuttosto che verso il sano riciclo.
    E tu ti stupisci che uno così, con questi principi etici, avesse a cuore la votazione di ieri in parlamento?

  4. Jacopo Nacci scrive:

    Intanto segnalo l’assenza di Oriano Giovanelli in un frangente particolarmente delicato:

    http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_02/assenti_scudo_fiscale_8a2e973e-af55-11de-8f80-00144f02aabc.shtml

  5. Vanny Rosso scrive:

    Io mi sono messo in campo, fisicamente, nel settembre 2007.
    Sin da allora il mio obiettivo era dare il massimo per portare un
    cambiamento alle elezioni del 2009.

    La politica però spaventa, sembra che chi decide di farla automaticamente
    diventa un politico, che è una “figura” vista come negativa (e come dare torto),
    quindi meglio stare con Grillo, che con la sua faccia ci “copre” che quasi non sembriamo neanche dei politici… o meglio ancora schieriamoci per il non voto, tanto non cambia nulla
    e sono tutti delinquenti, che poi se ci metti il quasi davanti è anche vero.
    Fatto sta che al momento topico, il nulla.

    Io comunque sono contentissimo di questa esperienza fatta, ma è vero che il risultato ottenuto
    aggiunto al pensiero di 5 lunghi e faticosi anni come gli ultimi 2, mi allontana dalla politica locale, e mi tocca poi sentire della nascita di associazioni “evoluzionistiche” sotto il potente nome della meschinità, della menzogna e delle porcherie, di ogni tipo.

    Il cancro mafioso del nostro sistema politico si è insinuato ormai anche ai bassi livelli comunali, questo si che l’ho potutto appurare…

    Ora penso alla nazione, alla costituzione, da difendere, con passione estrema,
    ora il mio nuovo io egemone mi spinge prepotentemente verso il signor Luigi De Magistris,
    del quale vi invito a leggerne la lettera pubblicata ieri al Presidente Napolitano.

    Pesaro, il mio è solo un arrivederci.

  6. Jacopo Nacci scrive:

    Vorrei rispondere ai punti di Marzi.
    1. Innanzitutto mi pare normale che le persone ai movimenti aderiscano e non necessariamente li fondino. Un elettore guarda quale linea un movimento proponga e, se vi si riconosce o – come in questo caso -, se non vede niente di meglio, magari partecipa. Ma la deliberazione è lunga, si tratta anche di scendere a grossi compromessi con se stessi e con i propri principi, compromessi che non sono necessariamente pacifici: personalmente non è stato facile decidere di attivarsi assieme alle stesse persone che in meno di un anno si sono trasformate da sostenitori del vergognoso Vday2 a promotori della cultura (con gli accenti sbagliati); senza parlare di precedenti scontri, non troppo remoti, nei quali coloro che oggi sono i protagonisti di Città in comune si presentavano in qualità di strenui difensori del “fare” (e scusami Alessando ma a me tutta ‘sta insistenza sul “fare” mi allarma) accusando chi faceva cultura di arroganza intellettuale. Sembra strano dover spiegare l’ovvio, eppure Marzi, credimi, è così: gli elettori e anche gli attivisti scelgono in base alle persone e ai contenuti.
    2. A Marzi stride il fatto che dalla scrivania si diano consigli. Ecco un esempio di uso ideologico del linguaggio, che Marzi da sempre ama. Il sottoscritto sta cercando di contattare Vanny Rosso e Andrea Zucchi da mesi, per discutere iniziative concrete. Gli incontri vengono sempre rimandati, tanto che nel mentre sono riuscito a curare un festival di letteratura a Firenze. Adesso devo anche leggere che io e Alessandro parliamo e non facciamo. Un “Marzi vaffanculo” ci sta tutto. E poi, Marzi, mi pare che tu stesso ammetti di essere meno presente di noi su questo blog (salvo fare la voce grossa dall’alto di un post).
    3. Sono d’accordo.
    4. Beato te.
    Addendum: attivarsi per fare cose a Pesaro senza un appoggio – vedi punto 2 – quando per questioni di lavoro non si vive a Pesaro e non si vive delle proprie proposte è piuttosto arduo.

  7. Andrea Zucchi scrive:

    Io penso di averci provato candidandomi,a dispetto di offerte dagli altri partiti,con una lista civica libera e indipendente come questa,che ha pagato,oltre che con una fatica organizzativa enorme,con un risultato elettorale misero, l’opposizione vera ad un governo della città come quello che ci tocca subire ogni giorno…E offrendo un risultato personale buono, come quello che ho ottenuto, sull’altare dell’onestà intellettuale,che ha lasciato la lista civica stessa senza il quorum necessario…Insomma il contrario dei LxP !!!

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