Cultura

Risposta all’assessore Gambini

Scritto il 6 agosto 2009 da Andrea Marzi5 Commenti

I sassolini che Arnaldo Pomodoro si è tolto dalla scarpa in questi giorni non possono che trovare consensi in chi, solo una settimana fa, aveva rivolto al neo eletto assessore alla cultura Gloriana Gambini la richiesta di illustrare i progetti per il prossimo quinquennio ricevendo un’anemica risposta farcita di ovvietà, senza uno scatto, un’idea stimolante.
Soprattutto colpisce – nelle parole dell’assessore – l’atteggiamento che ci si aspetterebbe dal sovrintendente di Pompei o Ercolano, da qualcuno che si deve occupare di una città morta, senza abitanti e ha il dovere solo di conservarla.

E’ su questo punto che Pomodoro tocca un tasto cruciale quando – oltre ad alcune considerazioni specifiche e personali – lancia una fondamentale e precisa accusa politica: “Mi viene da supporre – si rammarica – che a Pesaro vi sia una tendenza a distruggere quelle persone che vogliono portare cultura.”

Temiamo che non si tratti di tendenza a distruggere (cosa che comporterebbe un progetto, un’energia, un’idea, seppur malvagia) ma di disinteresse e incapacità e occuparsi della cultura come di qualcosa di vivo e ancora oggi producibile da parte di viventi. Da molti anni in questa città gli artisti meritano questo status solo se morti, pare che vivere non faccia punteggio.

Perciò Pomodoro con la sua dichiarazione ha fatto bingo. Alzi la mano chi trova nei “programmi” del neoassessore un solo pensiero rivolto non solo a conservare la cultura e i beni prodotti nei secoli scorsi (operazione ovvia, necessaria e imprescindibile) ma a formulare un pensiero rivolto a favorire e stimolare chi produce arte e cultura oggi, da vivo, a Pesaro.

Questa “malattia”, che ha colpito in forma letale il precedente assessore, sembra minacciare pericolosamente anche l’assessore Gambini a cui auguriamo una rapida e miracolosa guarigione. Intanto ci chiediamo: con queste “competenze” in campo come poteva pensare il Maestro Pomodoro che la politica di questa giunta e di questa città considerasse la sua “Sfera Grande” come un valore artistico e identitario invece che un ingombrante accessorio subalterno agli spettacoli di animazione e alle serate di liscio?
Chiudiamo con una notizia. Sky, la potente tv satellitare, sta chiudendo un accordo per avviare sui suoi canali una rubrica e una programmazione di film horror.
Dove è andata la tv di Murdoch a cercare gli esperti più quotati? A Berlino? A Londra? No, a Pesaro.

Si tratta delle stesse teste – quelle del Cineclub Shining – che avevano dato vita al Pesaro Horror Fest e al cinema estivo, manifestazioni di pregio cancellate per poche migliaia di euro dalla stessa mortifera incapacità/disattenzione che minaccia la scultura di Pomodoro.
Domanda: se Sky conosce Ivan Italiani e lo apprezza mentre gli assessori alla cultura del comune di Pesaro neanche sanno chi sia (o peggio fanno finta di niente) forse abbiamo un problema? O no?

A pensarci bene, forse non è un caso che i massimi esperti di orrore siano nati da queste parti…

La risposta a Marzi della Gambini

Scritto il 21 luglio 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

Dal Resto del Carlino di oggi – di PAOLO ANGELETTI:

A QUANTO si racconta una delle spine incontrate dal sindaco nel comporre la rosa del suo ‘Ceriscioli 2’ era rappresentata dalla cultura. Nel senso di assessorato: nessuno, pare, voleva quella poltrona. Alla fine è toccata a Gloriana Gambini, già assessore uscente all’Ambiente, e titolare della delega alla Formazione professionale in Provincia dal 1999 al 2004.
Perchè è toccato a lei?
«Sono stata certamente sorpresa — ci spiega —, ma non ho mai avuto la percezione che questo assessorato non interessasse. Piuttosto sono grata al sindaco per questa opportunità: la gestione della cultura permette di misurare le esatte dimensioni di una città e ne determina la sua crescita civile».
Anche se il compito che l’aspetta non sarà facile. Dopo dieci anni di gestione targata Luca Bartolucci c’è la necessità di aprire un nuovo ciclo ma i soldi sono sempre pochi (e meno) e, tanto per non farsi mancare niente (quanto a difficoltà) c’è da registrare l’uscita di scena di Alberico Miniucchi, storico dirigente comunale del settore che ha raggiunto la pensione.
Avrà davvero tante cose da fare…
«Sono abituata a gettarmi anima e corpo nelle sfide e quindi…».
Quindi da dove cominciamo?
«Cominciamo dall’istituzione».
Cioè?
«Pesaro ha una grande ricchezza di istituzioni culturali (non solo comunali, penso all’Oliveriana e anche alle diverse fondazioni anche private) e questo è il segno di un rapporto molto forte tra la città e le sue politiche culturali. E’ da qui che bisogna partire per rendere queste istituzioni ancora più forti e al servizio dei cittadini nel segno della qualità. Può sembrare banale, ma non è assolutamente così: le istituzioni devono proporre cose di qualità perchè la qualità è popolare, è democratica. E’ una garanzia per tutti. Non è abbassandola che la si rende più usufruibile».
Ma questo comporta delle scelte?
«Certo, è inevitabile. Anche perchè vorrei che passasse finalmente il concetto che l’assessorato, e il Comune, in genere, non è un bancomat dove attingere finanziamenti per qualsiasi cosa. Tutti hanno dignità e noi siamo per il massimo dell’apertura: ma questo deve essere reciproco. Siamo disposti a discutere con chiunque ma non c’è nessun motivo perchè si debba accettare un progetto chiuso. Se posso sintetizzare: istituzioni più vigorose e scelte più rigorose».
E comunque fosse anche un bancomat, non ci sarebbe troppo da prelevare…
«I fondi sono limitati, questo lo sanno tutti, ma la scarsità di risorse non è necessariamente un limite. E, soprattutto, non può essere un alibi. Questa piuttosto è la nostra nuova frontiera dove è necessario fare perno su quello che c’è avendo come metro la qualità».
E cosa abbiamo ?
«Abbiamo i Musei civici, i cui nuovi spazi saranno utilizzati prima ancora che si realizzi il progetto definitivo. E le biblioteche: penso a un polo che unisca la San Giovanni e l’Oliveriana, c’è la Pescheria da cui mi aspetto un ulteriore passo in avanti: è l’unico museo d’arte contemporanea delle Marche e deve diventare un riferimento per tutta la regione. Questi luoghi li immagino però come spazi aperti dove la gente possa incontrarsi, discutere. Tra loro e con le istituzioni».
Cosa ha messo al primo posto in agenda?
«La comunicazione. Il limite è troppo evidente: provate a cliccare su Google le parole ‘Pesaro’ e ‘cultura’. Non appare nulla del Comune. Questo non è possibile: internet è mezzo più veloce per raggiungere i cittadini. Penso anche a facebook o twitter. Quindi ci stiamo già attrezzando per realizzare un portale in grado di fornire tutto gli appuntamenti: dalle mostre ai concerti, ai vari appuntamenti e per far ciò è sufficiente il nostro ced».
Nel prossimo futuro cosa ci attende?
«Voglio indicare tre cose: l’Oliveriana che tornerà alla città e scoprire quegli spazi sarà davvero una grande e bella sorpresa. E’ un vero e proprio tesoro nascosto. I Musei civici, che già lavorano bene e con le nuove sale saranno un punto di riferimento per tutti i pesaresi. Infine la ridefinizione degli spazi espositivi. In questo settore è indispensabile mettere ordine: mentre per la Pescheria le scelte sono nette e dipendono dalla direzione artistica per Palazzo Gradari, ad esempio, queste certezze non esistono. Dobbiamo riscrivere delle regole».
Ovviamente con rigore. E vigore.

Horrorfest non si fa più e salta il cinema all’aperto

Scritto il 6 giugno 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

Il Carlino di oggi pubblica lo sfogo di Ivan Italiani – candidato con “Città in comune” – che getta la spugna a causa della insensibilità della amministrazione uscente nei confronti di appassionati che da anni portano avanti iniziative culturali solo col proprio sacrificio e propri debiti.

Horrorfest non si fa più e salta il cinema all’aperto
Cineclub «Shining» s’arrende: «Non ci sono fondi»

Vampiri della cultura.NON CI SARANNO né zombi né serial killer ma neppure maxischermi al chiaro di luna ad accompagnare l’estate pesarese. Nessun «Pesarhorrorfest» (dopo 5 edizioni), nessun «Cinema all’aperto» targato Shining. E questo non per disinteresse da parte del pubblico, che tributò all’ultima edizione del festival del cinema horror il gradimento record di centinaia di spettatori e ospiti di primo piano; né per stanchezza da parte degli organizzatori, che da qualche anno recuperano pellicole a spese proprie e a costo di enormi sacrifici e rospi ingoiati. Perché si sa che chi vuol fare, a Pesaro, fa sempre un po’ fatica. Specialmente se è al di fuori di certi circuiti.

IL MOTIVO per cui la città che da quarantacinque edizioni ospita la mostra del nuovo cinema vedrà scomparire due delle rassegne cinematografiche più apprezzate da un certo pubblico, è la risultante di due aspetti: mancanza sì di fondi, ma soprattutto di appoggi. «Il cineclub — spiega Ivan Italiani, anima dello Shining — non aveva risorse sufficienti né per l’HorrorFest né per il cinema all’aperto. Ma non nascondo che è totalmente mancata la disponibilità, peraltro sempre scarsa, da parte dell’amministrazione. Il loro intereresse rispetto a ciò che proponevamo è sempre stato al limite dello sfruttamento: ci davano un luogo ad uso gratuito — il cortile del Palazzo Mazzolari Mosca, o il piazzale del Curvone o lo Sperimentale — e la stampa degli inviti. Roba da 200 euro di spesa. Mentre a noi spettava tutto il resto».

VA DA SE’ che il fatto stesso di non rimetterci di tasca propria era già un miracolo… «La spesa più grande era il costo del noleggio dei film, molto aumentato da quando c’è il Multiplex: servono 80 paganti per pareggiare la spesa, calcolando anche i nostri prezzi popolari. Per l’arena non abbiamo mai avuto finanziamenti, mentre per il Fest, che aveva spese molto più alte, il ministero ci garantiva qualcosa. Avevamo un piccolo sponsor, un piccolo aiuto della circoscrizione e della Provincia… Alla fine perdevamo solo 2-3mila euro. Un miracolo». Quest’anno, invece, tira aria di crisi anche in ministero. «Sappiamo già che da quel canale non sarà possibile attingere quasi niente — spiega Italiani —. Così è tutto saltato». Chiusura senza lieto fine, come nel migliore film horror. E se alla fine arrivassero i soldi, magari dal Comune? «Dico la verità, ora non li vorrei. Per noi dello Shining qualsiasi concessione da questa amministrazione è stata sempre una fatica immane. Non mi va che ora si facciano pubblicità con noi». La sua è una polemica nei confronti dell’amministrazione comunale? «No — risponde —, non è per questo. A noi importava solo far sapere che se il cinema horror o all’aperto non c’è più non è per volere nostro, che saremmo stati ben lieti di rinnovare questi appuntamenti a cui da sempre ci dedichiamo con passione…».

Benedetta Iacomucci

Una dichiarazione d’amore per Pesaro

Scritto il 3 giugno 2009 da Andrea MarziScrivi tu il primo commento

Giovedì 4 giugno ore 21.15

Parco di Villa Molaroni – Pesaro
Una dichiarazione d’amore per Pesaro
con Antonio Faeti e Andrea Marzi

Antonio FaetiLa coppia che da anni cura ogni 10 agosto sulla spiaggia di Pesaro la “Notte delle parole cadenti” propone il 4 giugno “Una dichiarazione d’amore per Pesaro”.
L’idea per questa iniziativa mi è venuta mettendo insieme alcune coincidenze, quella dell’uscita dell’ultimo libro di Antonio – “L’estate del lianto” – e quella della scadenza elettorale. Infatti Faeti ha avuto un ruolo fondamentale nel mio coinvolgimento nella esperienza della lista civica e nel mio incontro con Maurizio Sebastiani e ora… ne deve pagare le conseguenze…
Così ho pensato di organizzare uno spettacolo che testimoniasse l’affetto che abbiamo per questa città. Ho chiesto ad Antonio di scrivere per l’occasione il racconto di un momento fondamentale della sua vita accaduto durante il suo soggiorno pesarese da bambino, e gli ho chiesto di farlo proprio usando la chiave che caratterizza gli episodi di “L’estate del lianto”, quella della sua infanzia negli anni intorno alla guerra. Una chiave che gli permette di mescolare elementi tristi con altri ironici e leggeri come succede con l’alternarsi di pioggia e sole in certi temporali estivi. O, appunto, come succede nel vissuto dei bambini.

Andrea MarziIl mio compito sarà quello di creare una cornice musicale, una atmosfera, usando i “ritrovamenti” di canzoni italiane che non posso (più) considerate dei rifiuti indifferenziati da discarica abusiva. Si tratta di canzoni che meritano di essere recuperate, rilette e riproposte, di tornare a nuova vita, per noi, più che per loro, perché cantano la nostra storia e la bellezza, oltre che il talento dei loro autori. Ai ritrovamenti più tipici ho deciso – per l’occasione – di accostare un brano molto più recente di grande bellezza e passione che provocherà forse un effetto di straniamento, infatti: che c’entra Nilla Pizzi con i Negramaro?

Andrea Marzi

L' estate del lianto“L’estate del lianto” – Topipittori ed.
In una Bologna piena di ombre e di luci, si muove una folla di personaggi straordinari, sospesi fra realtà e immaginazione: la bellissima Esmeralda, figlia dello zingaro Barone; il diabolico Strigagni, affarista senza scrupoli;
l’impavido avvocato Brunetti, dal cuore ardente; il fantasma della sanguinaria Cianciulli…
Sotto la guida fidata dei loro libri più amati, Topi e sua sorella Fioretta affrontano misteri che la città sembra dischiudere solo davanti ai loro occhi. Il più importante studioso italiano di letteratura per ragazzi alle prese con i fantasmi, i terrori e le estasi ella propria infanzia.

La panchina del Moletto

Scritto il 3 giugno 2009 da Staff1 Commento

La panchina del Moletto
La panchina del Moletto
La panchina del moletto

Ci sono dei luoghi che sono speciali dentro ognuno di noi.
Uno di questi per me è il Moletto, lì ho scritto alcune fra le mie poesie più riuscite (“Il mare e la spiaggia”) e dolenti (“Le famiglie felici”).
Sarà per colpa della tensione pre-elettorale e delle imprese sempre più sfacciate di quella che l’avvocato Del Prete (ex-presidente Banca di Pesaro) definisce la “cricca del PD di Villa Fastiggi”, ma in questi giorni vedere quella panchina sbrecciata da anni mi ha fatto particolarmente male. Pensavo alle bellissime realizzazioni – necessarie, per carità – create in questi anni nella roccaforte fastiggiana del potere PD, mentre guardavo quella panchina che sembrava reduce da un bombardamento. La più bella panchina di Pesaro, per posizione, assume così un significato simbolico, universale. Non parlo dell’efficienza della macchina comunale ma di attenzione politica e di amore per la città, che dovrebbero essere la stessa cosa, ma non lo sono.

Mi chiedo: possibile che nessun uomo della amministrazione vada mai al Moletto, anche solo per stare un po’ con i suoi pensieri o per portarci i figli a giocare? Possibile che non noti con fastidio lo sfascio di quell’angolo meraviglioso che dovrebbe essere la nostra cartolina turistica più bella?
Qualche giorno fa Simone Mattioli parlava di “oligarchia fogliense” per definire quel potere PD che ha fatto di Villa Fastiggi il principale oggetto del suo amore favorendo nel contempo l’appassimento del giardino pesarese.
Ecco, voglio un sindaco che ami tutta Pesaro, anche il mare, il centro e gli altri quartieri, almeno quanto Villa Fastiggi.
Purtroppo oggi quella panchina è molto lontana dai pensieri della “oligarchia fogliense”.
Mille miglia, forse di più. Domani, chissà.

Andrea Marzi

Elezioni: dopo Obama, internet avrà un ruolo anche a Pesaro?

Scritto il 9 maggio 2009 da Paolo SeveriScrivi tu il primo commento

Paolo SeveriUn modo semplice semplice per districarsi nella marea di informazioni che ci giungono, e che vi invito a sperimentare, è quello di visitare, o “navigare”, i siti internet istituzionali dei vari partiti locali o delle liste civiche che compongono gli schieramenti per le prossime elezioni. Chi non è molto pratico provi a fare questo giretto, magari con l’assistenza di un figlio o di un nipote.

E’ un semplice esperimento che consente, nella comodità di casa propria, di capire realmente chi parla di “nuovi linguaggi della politica”. Sento parlare di giovani, ogni schieramento inserisce belle parole, centri di aggregazione, ascolto, ma internet? Dove sta in questo contesto? I candidati consiglieri di ogni schieramento, dove li posso trovare? Dove posso vedere chi sono e cosa fanno? E soprattutto, dove posso vedere le loro facce?
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Pieri e il Bellini

Scritto il 22 aprile 2009 da Luciana De AngelisScrivi tu il primo commento

L´assessore Luca Pieri è stracontento della Stradomenica, “La continua crescita delle attività per la Stradomenica è la dimostrazione che questo format funziona, che c’è un ritorno di immagine ed economico per l’intera città”.

Buona cosa impegnarsi per la stradomenica, anche se il mercatino in Piazza del popolo meriterebbe una ben diversa cura ed attenzione, ma perché l’assessore Pieri ha perso l’unica vera grande occasione di questo anno per rilanciare l’immagine e non solo di questa nostra città?
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