Il trionfo di Luca Cemento e le considerazioni di uno sconfitto
Scritto il 24 giugno 2009 da Andrea Marzi – 1 CommentoQuesto articolo è stato inviato al Resto del Carlino che ha pubblicato un’intervista al sindaco Ceriscioli che commentava con sarcasmo il risultato di Città in comune.
Caro Direttore,
le scrivo in merito alle parole del sindaco pubblicate dal Suo giornale (“Città in comune ha preso i voti dei parenti”) che mi spingono a fare un po’ di conti e considerazioni con quella che è onesto chiamare una sconfitta che mi appartene anche sul piano personale. Infatti, anche se non ero candidato, mi sono molto impegnato per la lista civica con l’intento di rispondere alla richiesta di “fare qualcosa” da me raccolta negli ultimi anni nelle parole di tanti. O almeno così mi era sembrato. Dai risultati deduco che mi ero sbagliato, che non sono stato abbastanza bravo a convincere i miei concittadini e che alla maggioranza dei pesaresi sta bene questo tipo di città e di pseudo sviluppo incardinato su una perdita di identità cittadina.
La sconfitta è anche una categoria filosofica, un evento che può essere vitale e dignitoso e che non si misura solo coi numeri ma anche con la consapevolezza di chi ha agito per il bene comune, ha fatto il suo massimo e può camminare a testa alta.
Per tornare alle parole del sindaco, ribatto dicendo che Città in comune ha avuto il 2,11% dei voti, cioè più o meno quanto hanno preso i piccoli partiti che lo hanno sostenuto, compreso il tanto glorificato e decisivo apporto dei parenti della vicesindaco Catalano, che sono più o meno quanto i nostri, poco più del 2%.
Per concludere mi permetto di ricordare al sindaco che i numeri gli garantiscono il potere ma non la qualità della sua giunta e il buon governo della città. Non servono studi di scienze umane o politiche per riconoscere nella sua squadra, oltre a qualche competenza e personalità di valore, molte rinunciabili categorie: si va dall’avidità all’ignoranza, dal primato mondiale di salterello (di quà e di là, di sopra, di sotto) alla palese improvvisazione verso le deleghe attribuite.
Ahimè, la mia sconfitta non renderà più roseo il futuro della mia città nè meno opprimente la colata cara a Luca C’è (mento), vicino alla quale rimarrà la scritta “continua…”
Andrea Marzi
Oggi mi sento – dopo tanti mesi di campagna elettorale – leggero.
A Gardi che ritorna dopo 5 anni alla ribalta della politica pesarese per parlare di sanità vogliamo dire che noi non abbiamo perso la memoria.
«A MATTIOLI non piacciono le restaurazioni? Bene a me non piace la restaurazione del politichese propria delle sue dichiarazioni: “sbagliate compagni”, “contesto è cambiato”». Così parlò Marcello Secchiaroli rispetto all’intervento di Simone Mattioli, presidente della Legacoop e leader della cooperazione sociale. «Non accetto che Mattioli mi affianchi a Mascioni. Si tratta di scelte completamente diverse — dice Secchiaroli. La mia non era una critica alla cooperazione sociale, ma uno stimolo per far cambiare le condizioni per le coop sociali». Il continuo richiamo alle condizioni del mercato fatto da Mattioli non convince il Secchiaroli candidato al consiglio comunale per la lista «Città in Comune». «Il riferimento al mercato è sbagliato. La crisi economica ha dimostrato in maniera netta che quando l’economia perde il senso del limite, distrugge se stessa. Perciò il richiamo continuativo ed ossessivo al mercato di Mattioli non è più nemmeno molto attuale. Vorrei ricordare a Mattioli che esistono — aggiunge Secchiaroli — cooperative sociali di tipo A e B. Quelle che fanno inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Qualcuna di quelle di tipo B ha chiuso, i soggetti svantaggiati sono a casa e nessuno se ne preoccupa, tantomeno il mercato». Infine una chiosa ironica: «Se ci sono coop che si definiscono sociali ed altre no, una differenza ci dovrà pur essere…».
“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi, pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi. Non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa… Hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, le banche, gli istituti culturali gli ospedali le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali”
Il “genio dell’asfalto” funziona come quello della lampada di Aladino, solo che per farlo uscire, invece di sfregare la lampada, si sfrega una scheda elettorale.
Come in tutte le campagne elettorali per il rinnovo del sindaco, anche a Pesaro prende corpo il “Miracolo dell’asfalto elettorale”. Strade straziate per anni da buche e rattoppi dovuti a scavi non armonizzati (una volta buca l’Enel, poi quelli delle fogne, poi il gas, poi la Telecom ecc.) diventano, nel mese che precede il voto, magnifici tappeti da biliardo. Ieri sono stati segnalati tafferugli fra automobilisti e giocatori di biliardo in Via Flaminia e dalle parti di Piazzale degli Innocenti. Pare che gli appassionati di stecca abbiano improvvisato un torneo, affascinati dalla perfezione del nuovo manto. Dice che è meglio di quello del circolo del biliardo.
«L’accordo raggiunto con la polizia municipale è una manovra elettorale molto brutta da parte dell’amministrazione comunale».