IN COMUNE LA SOSTENIBILITA’
Scritto il 7 maggio 2009 da Staff – Scrivi tu il primo commentoLeggere la città e il suo territorio, pensare al futuro in termini urbanistici e ambientali non può essere un progetto tecnocratico, né solo istituzionale, deve essere un esercizio di ascolto dei luoghi e degli esseri umani che quei luoghi li abitano, li vivono e li esperiscono quotidianamente. La tecnologia, la capacità amministrativa, le risorse non sono sufficienti se non vengono investite in un percorso di impegno e crescita collettiva. Quelli che proponiamo sono progetti che intrecciano sviluppo, lavoro, identità. La città è un prodotto sociale, e se oggi la vediamo degradata in molte delle sue forme, la sua rinascita non può che essere il risultato di un impegno forte. Le scelte strategiche, le grandi decisioni che si prendono dovranno vederci “grandi”, coraggiosi e decisi là dove ci confronteremo con i poteri forti locali , con le istituzioni regionali e nazionali.
Pesaro deve tornare ad essere una città di “provincia non provinciale”, in una dimensione metropolitana e regionale . Una città con una identità riconoscibile .
Un grande piano di piccole opere
Dal piano del traffico al piano della mobilità e accessibilità. Tutti si muovono in questa città, a piedi , in macchina, in bicicletta, In questi ultimi anni Pesaro ha visto privilegiati gli interventi sul traffico veicolare, vedi rotatorie in pieno centro cittadino, ed in parte su quello ciclabile: nulla si è fatto per i cittadini che devono e/ o vogliono spostarsi a piedi, in una città che peraltro lo permette come poche. Dobbiamo invece camminare con gli occhi bassi per vedere com’è fatto il marciapiede , stare attenti , cercare il passaggio pedonale, là dove è riconoscibile, per poi scoprire che termina davanti ad un muro. E’ come se i pedoni non esistessero, a Pesaro, se si guarda alla cura dei marciapiedi e ai passaggi pedonali. Occorre, inoltre, una rivoluzione culturale nel trasporto pubblico: frequenze e percorsi anulari vanno riprogettati, come l’integrazione mezzo pubblico –bicicletta , e le piste ciclabili dovranno permettere questa integrazione.
Connessione e ricucitura degli spazi pubblici. E’ necessario ridefinire e riconnettere lo spazio pubblico, parchi , luoghi storici, piazze che non costituiscono più i luoghi della socialità ed in particolare il centro antico. Anche a Pesaro sempre più sono gli spazi privati a divenire luoghi caratteristici della nostra vita urbana. Dobbiamo lavorare perché Pesaro diventi una città “porosa” con una connessione fra centro e periferia, spazi privati e spazi pubblici.
Cura e riqualificazione dell’esistente. Pesaro non è solamente un posto dove ci muoviamo, lavoriamo, svolgiamo il nostro ciclo di vita, è anche un posto dove noi riceviamo delle suggestioni, riceviamo delle immagini, che ci portano a pensare, ci portano a immaginare delle possibilità diverse. Questo aspetto, questa dimensione dell’”estetica” della città non deve essere trascurata. E questo vale per la città costruita ma vale soprattutto per le nostre colline che devono assolutamente essere salvaguardate da varianti edificatorie in aumento al Piano regolatore vigente. In particolare dobbiamo conservare e valorizzare la suggestione e la bellezza dei nostri borghi e castelli. Fiorenzuola, Pozzo Alto, Ginestreto, Candelara e Novilara, che costituiscono la “corona” che orna la nostra città, sono un patrimonio di cultura e di tradizioni cui la nostra comunità è fortemente legata.
Progetti
- Mobilità extraurbana. Ragioneremo con una logica metropolitana: il nuovo casello di Fenile Fano Nord è di fatto Pesaro Sud , proponiamo pertanto il necessario adeguamento della strada principale di collegamento fra Ponte Valle e Fenile, con la circonvallazione di Santa Maria dell’Arzilla e il tunnel del Trebbio della sconfitta.
- Abitazioni in affitto. Dobbiamo impegnarci per corrispondere a nuovi bisogni come le case in affitto, e fare un’autentica politica della residenza per i giovani. Dobbiamo utilizzare non solo risorse pubbliche ma coinvolgere anche il capitale privato il cui investimento sarà garantito dal Comune quale ente fideiussore. Pesaro è una città di proprietari, vecchi, noi abbiamo bisogno di forza giovane, abbiamo bisogno di richiamarla e non di espellerla. Vogliamo fare in modo che le giovani famiglie o coppie possano spendere non più di 400 euro al mese per un trilocale.
- Porti. L’allungamento dei moli è fondamentale per il futuro del porto di Pesaro, futuro che deve prevedere la definitiva cessazione del trasporto degli inerti, che ha provocato danni alla salute, alle strutture , alla vita di tutto il quartiere Porto. Il progettato porto turistico è sproporzionato alle reali esigenze della città e dei diportisti, e presenta un’invasività da centro commerciale e un impatto ambientale insostenibile. Deve essere completamente rivisto. Vallugola:il progettato porto è la evidente negazione delle finalità ambientali e naturalistiche per le quali è nato il Parco del San Bartolo. In tale contesto la Vallugola deve continuare ad essere quel semplice approdo in armonia con il contesto del monte.
- Parco fluviale del fiume Foglia. Le aree libere svolgono un importante ruolo di tutela e rigenerazione di aria, acqua suolo e sottosuolo; le pratiche d’uso dello spazio aperto e le attività sportive sempre più necessitano di spazi dilatati. E la qualità dello spazio urbano è sempre più legata alla presenza di aree verdi. Il parco del Foglia ha funzione, come quello del San Bartolo di parco “compensativo”, per la tutela e la conservazione della biodiversità ,delle specie animali e vegetali che la caratterizzano: è per noi strategico il suo recupero alla vita della città. Per questo è necessario rivedere e dare organicità ai progetti che sono stati elaborati.
- Campo scuola di Via Respighi. Pesaro è una città che ama e pratica lo sport , ha una forte tradizione legata al nuoto, alla pallacanestro, al calcio, una tradizione rafforzata da grandi personalità e grandi risultati nazionali e internazionali. Immagine e risultati sono stati un binomio vincente e molto importante per promuovere la pratica sportiva, la diffusione di una cultura sportiva e di una educazione motoria basata su rispetto, impegno, lealtà e amicizia, aldilà delle prestazioni. E’ a questi valori che l’Amministrazione pubblica deve guardare, sono questi che deve promuovere a partire dalla infanzia e dalla adolescenza: educazione allo sport come educazione al benessere. In questa direzione riveste una particolare importanza la pratica dell’atletica leggera, che ha a Pesaro una tradizione storica .Per questo è importante, oggi, il rilancio del Campo di atletica di Via Respighi, con un progetto di straordinaria manutenzione che includa anche i locali già esistenti; questi potranno essere adibiti ad ambulatorio di medicina sportiva.
- Identità. L’identità di una città risiede nel fragile equilibrio fra la qualità diffusa, capillare della morfologia del suo tessuto urbano e la qualità concentrata dei monumenti che dal quel tessuto emergono. Un equilibrio fra la parte conscia e pubblica della sua storia e la parte inconscia, il tessuto diffuso della architettura ordinaria , quotidiana che secolo dopo secolo è andata definendo il sostrato , le radici sulle quali il monumento si è potuto e può solidamente appoggiarsi. In quest’ottica ci sono luoghi che hanno uno statuto speciale e uno di questi è il centro antico. La storia di questi luoghi è iscritta nelle facciate , nei cortili e negli spazi di palazzi pubblici e privati, si è stratificata nel tempo, nella diversità dell’uso e delle forme. Con la sua storia Pesaro non ha ancora fatto i conti, se il Palazzo Ducale è sede della prefettura , se sui mosaici del Duomo è calato il silenzio e Rocca Costanza si apre solo ad agosto per i concerti del cortile. A noi che siamo appassionati della nostra storia viene sottratta quella memoria colta e quel senso del luogo che producono identità e appartenenza. Il Comune per primo deve impegnarsi per restituire ad una moderna fruizione un’eredità pubblica prestigiosa, come la casa museo di Palazzo Mazzolari Mosca e il Museo Toschi Mosca, centrali nell’asse dei musei che va da Rocca Costanza alla Sinagoga. Assumere finalmente questo compito non significa attaccamento nostalgico ma ri-definire il rapporto di ciascuno di noi con la storia e un bene pubblico condivisi . Gli spazi che verranno recuperati potranno essere messi a disposizione di giovani per laboratori creativi, per uno specifico incubatore d’impresa, legato all’artigianato d’arte, cosi che nel centro della città ritornino giovani, operosità, scambio.
E questa è anche la condizione per una seria politica turistica. Non si può continuare a pretendere di parlare di turismo culturale e non solo balneare ed assistere al progressivo degrado e abbandono di luoghi che sono la nostra specificità,costituiscono il nostro “genius loci”. Non si può pensare che la rivitalizzazione del centro della città sia solo una operazione commerciale, se non si riportano a nuova vita quei luoghi che rendono unica la nostra città, se non si recupera un’identità. Un’identità che non deve però essere svenduta, non vogliamo una Pesaro in franchising o villaggio turistico, né un parco tematico banalmente musealizzato, dove si vendono bellezze storiche e prodotti tipici. Non vogliamo la proliferazione di mercatini di cianfrusaglie che negano i principi della stessa cultura materiale che vorrebbero rappresentare.
UNA delle intuizioni più geniali, e al contempo banale, della teoria e pratica psicoanalitica è che l’associazione libera di pensieri rende possibile la conoscenza. Vale a dire che quello che mi viene in mente, apparentemente a casaccio, non solo ha un senso, ma è rivelatore di verità profonde. Mi sono messa a pensare a questa città, senza il rigore della logica né la pretesa dell’intellettuale. Uno dei miei primi pensieri è andato alla “domus romana”, ci sono passata davanti, come tutti i pesaresi, tante volte. Non mi ha colpito in modo particolare il fatto che sia stata sepolta di terra, quanto l’aiuola di bei fiorellini che ci è stata fatta sopra. E, come diceva Freud la buonanima, sono i piccoli dettagli che rivelano le grandi cose. La terra con cui è stata sepolta la “domus romana” copre il passato, la storia, le radici, e fino qui può anche essere accettabile. Ma i fiori no, perché dicono che quel passato non è importante, che la storia non conta e quindi con essa la cultura non ha valore. In chi ha fatto un’operazione del genere è assente qualunque riferimento al bello, all’etica, al rispetto.