La panchina del Moletto
Scritto il 3 giugno 2009 da Staff – 1 Commento


Ci sono dei luoghi che sono speciali dentro ognuno di noi.
Uno di questi per me è il Moletto, lì ho scritto alcune fra le mie poesie più riuscite (“Il mare e la spiaggia”) e dolenti (“Le famiglie felici”).
Sarà per colpa della tensione pre-elettorale e delle imprese sempre più sfacciate di quella che l’avvocato Del Prete (ex-presidente Banca di Pesaro) definisce la “cricca del PD di Villa Fastiggi”, ma in questi giorni vedere quella panchina sbrecciata da anni mi ha fatto particolarmente male. Pensavo alle bellissime realizzazioni – necessarie, per carità – create in questi anni nella roccaforte fastiggiana del potere PD, mentre guardavo quella panchina che sembrava reduce da un bombardamento. La più bella panchina di Pesaro, per posizione, assume così un significato simbolico, universale. Non parlo dell’efficienza della macchina comunale ma di attenzione politica e di amore per la città, che dovrebbero essere la stessa cosa, ma non lo sono.
Mi chiedo: possibile che nessun uomo della amministrazione vada mai al Moletto, anche solo per stare un po’ con i suoi pensieri o per portarci i figli a giocare? Possibile che non noti con fastidio lo sfascio di quell’angolo meraviglioso che dovrebbe essere la nostra cartolina turistica più bella?
Qualche giorno fa Simone Mattioli parlava di “oligarchia fogliense” per definire quel potere PD che ha fatto di Villa Fastiggi il principale oggetto del suo amore favorendo nel contempo l’appassimento del giardino pesarese.
Ecco, voglio un sindaco che ami tutta Pesaro, anche il mare, il centro e gli altri quartieri, almeno quanto Villa Fastiggi.
Purtroppo oggi quella panchina è molto lontana dai pensieri della “oligarchia fogliense”.
Mille miglia, forse di più. Domani, chissà.
Andrea Marzi
