Articoli che riguardano ‘Sanità Pesaro’

A volte ritornano senza memoria e senza vergogna

Scritto il 27 maggio 2009 da Maurizio Sebastiani1 Commento

Maurizio SebastianiA Gardi che ritorna dopo 5 anni alla ribalta della politica pesarese per parlare di sanità vogliamo dire che noi non abbiamo perso la memoria.
Gardi sostiene che l’integrazione funzionale totale fra Pesaro e Fano è difficile e che l’Ospedale Unico non ci sarà mai, che bisogna spostarsi su Rimini e fare un ospedale nuovo a Pesaro.

Ci ricordiamo che come direttore generale e con il sindaco Giovanelli, e in accordo con Ceriscioli, segretario DS, ha dirottato circa 150 miliardi delle vecchie lire, dall’Ospedale di Muraglia, inizialmente destinato (1997) a diventare “l’ospedale nuovo” di Pesaro, al vecchio San Salvatore. Se non fosse stato per lui, che teorizzava sui giornali di allora la differenza fra “nuovo ospedale” e “ospedale nuovo”, noi oggi avremmo un ospedale nuovo a Muraglia, non a rischio sismico come il vecchio San Salvatore (non lo sapeva quando era il direttore?).
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IN COMUNE IL SOCIALE L’INTEGRAZIONE E LA SALUTE

Scritto il 7 maggio 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

La complessità del sistema sociale richiede un rinnovato protagonismo da parte dei Comuni nel governo delle politiche sociali. Il federalismo che ci piace è quello che rafforza il ruolo delle città (attraverso l’ANCI) nel confronto e nella contrattazione tra stato ed enti locali, al fine di ottenere le risorse necessarie per realizzare un sistema di protezione e promozione sociale per i cittadini.
Soluzioni efficaci e rigorose si possono ottenere attraverso un più fluido e coordinato rapporto con altre istituzioni, come Regione e Provincia riconoscendo al Comune un ruolo centrale nella progettazione del proprio modello sociale, che deve svilupparsi e integrarsi con le altre istituzioni e realtà sociali, culturali, economiche , ambientali presenti nella città.
Dobbiamo affrontare il tema degli immigrati come una risorsa, a loro vogliamo offrire uguaglianza di diritti,opportunità, integrazione , uniche condizioni per avere qui con noi nuovi cittadini. Attenzione, rispetto ed interesse reciproci sono gli elementi imprescindibili per una convivenza, per una società multiculturale e multietnica che si sta realizzando e nella quale dobbiamo saperci riconoscere: l’ascolto dello straniero è una premessa per costruire la pace.
Dobbiamo affrontare nuove forme di disagio sociale, non solo rappresentato da chi vive in stato di indigenza,di devianza o dipendenza ma anche da chi vive la difficoltà di accettare singoli o gruppi che appaiono diversi e minacciosi (c’è oggi una profondo disagio riguardo il futuro, che appare carico di incertezze). La rassicurazione viene cercata nelle forze dell’ordine, e le risposte sono rassicuranti se vengono da autorità forti e se sono immediate: noi crediamo che si debba accogliere il disagio collegato alla percezione di insicurezza dilagante e contagiosa, non crediamo però alle ronde , per noi i problemi sociali non devono essere trasformati in problemi di ordine pubblico. E’ necessario invece reinterpretare i servizi, elaborare un nuovo modello che passi dallo svolgimento di interventi individuali ad un “lavoro sociale” nel “sociale”.

Per noi la famiglia è al centro delle politiche e delle azioni, poiché essa è il luogo più importante nella vita delle persone, siano essi bambini, giovani, adulti ed anziani; riteniamo debba essere destinataria di forti politiche di sostegno, non solo di tipo economico ma anche sociali, educative e di accompagnamento nei percorsi di aiuto in un’ottica di semplificazione e abbattimento della burocrazia .
Prioritario è il problema delle tariffe , che vanno ridotte a nuclei familiari in difficoltà, è necessario per questo costituire un FondoFamiglia cui siano destinati gli utili che il Comune incassa dall’Azienda provinciale Multiservizi, modulato ed articolato sui diversi livelli, difficoltà e bisogni.

Progetti

  • Fondazione per la famiglia. Per sostenere le politiche familiari e i servizi ad essa dedicati, intendiamo proporre la nascita di una “Fondazione per la famiglia” con la partecipazione di altre istituzioni quali Arcidiocesi, Provincia, Regione, Fondazione Cassa di Risparmio ed altri Istituti Bancari con il compito di promuovere azioni di sostegno al reddito per le famiglie, che si trovano in situazione di bisogno anche temporaneo, e di supporto al Comune nella realizzazione di servizi innovativi a sostegno delle politiche familiari. Proponiamo un impegno del Comune nell’avviare la ristrutturazione degli edifici di proprietà comunale e non, con particolare attenzione al Centro della città, al fine di destinarli ad uso economico popolare e per gli anziani in difficoltà. Coinvolgeremo maggiormente Regione e Provincia nel reperimento di fondi da utilizzare per alloggi a canone concordato e come buoni per giovani coppie che hanno acquistato casa negli ultimi due anni e che oggi, purtroppo, si trovano in gravi difficoltà.
  • Terza età. Una nuova generazione sta avanzando: è quella dei grandi vecchi , si vive più a lungo ma le condizioni di vita sono peggiori .Occorre un piano d’azione articolato e completo nella risposta ai diversi bisogni delle persone anziane. Prioritario è rispondere al bisogno di relazione per allontanare la solitudine. Occorre ampliare , integrare e, se possibile, unificare i servizi domiciliari ( ADI e SAD) per persone sole e non autosufficienti, forniti dal Comune e dall’ASL, affinché vi sia un unico progetto assistenziale personalizzato, e una unica figura di riferimento per l’anziano con il compito di organizzare il sistema di protezione e di attivare tutte le risorse necessarie al percorso di aiuto. Per quanto concerne il tema delle residenze per gli anziani è necessaria una maggiore programmazione che copra il futuro sviluppo della “non autosufficienza” sul territorio. Intendiamo anche estendere a tutta la città quei progetti virtuosi che permettono ad anziani e disabili di ricevere la spesa, il farmaco, i libri a domicilio, attraverso un sempre più organico coinvolgimento dei diverse strutture e delle organizzazioni di volontariato.
  • Disabilità. La nostra città ha una ricca rete di strutture per disabili sia diurne che residenziali Tuttavia, negli anni, sono cambiate le necessità dei disabili inseriti in tali strutture e sono cambiati anche i bisogni delle famiglie. E’ quindi necessario riconvertire questa rete, rivisitarla e adeguarla alle nuove necessità. Vanno previste strutture differenziate più flessibili e omogenee nell’ offerta educativa e assistenziale (con particolare attenzione per i centri diurni) favorendo anche un maggior coinvolgimento delle famiglie dei disabili.
  • Emergenza educativa. Proponiamo il rilancio e il rafforzamento dell’attività dei Consultori a sostegno della genitorialità e delle attività di prevenzione delle diverse dipendenze (alcool, droga ecc.) Il Consultorio può diventare un punto di riferimento, una struttura vicina, amica, con diverse figure professionali, dagli psicologi, agli educatori, dal mediatore familiare all’assistente sociale, e potrà essere presente in ogni quartiere, utilizzando le sedi delle Circoscrizioni.
  • Lavoro. Il Comune può fare molto per favorire nuove possibilità, per nuove iniziative. Proponiamo un nuovo Incubatore di Impresa che vedrà insieme sia coloro che hanno perso il lavoro e coloro che ancora non lavorano, mettendo insieme esperienza e capacità innovativa. Il Comune metterà a disposizione capannoni dismessi e li assegnerà in affitto gratuito per 5 anni.
  • Tempi di vita. All’interno della famiglia un ruolo fondamentale viene svolto dalle donne ; su di loro ricade gran parte del lavoro di cura, perciò è importante sviluppare efficaci politiche di conciliazione come, ad esempio, un potenziamento della rete degli asili nido con forme anche nuove di flessibilità, asili nido condominiali, asili aziendali o forme di “babysitteraggio” di caseggiato regolamentati dal Comune, al fine di conciliare, soprattutto per la donna, i tempi lavoro-casa. Ma la qualità della vita nelle sue diverse età interessa tutti i cittadini e si misura alla scala della nostra vita quotidiana, riguarda la prestazione dei servizi pubblici e privati e l’aspetto fisico della città.
  • Scuola e integrazione. Il problema della conoscenza della lingua italiana riguarda soprattutto i figli di immigrati, che arrivano in Italia in un’età compresa tra i 9 e i 14 anni e che devono inserirsi in un contesto scolastico dove spesso diventano oggetto di discriminazione anche per la non conoscenza della lingua. E’ necessario favorire la loro integrazione nell’ambiente scolastico, promuovendo molteplici iniziative. Ad esempio, un concorso fra le varie scuole cittadine, che preveda la presentazione di progetti riguardanti la cultura del gruppo etnico più rappresentato in ciascuna scuola, permetterà ai bambini e ragazzi italiani di venire a conoscenza di un’altra cultura e di un’altra lingua, e ai ragazzi stranieri di diventare protagonisti, in positivo, di un evento cittadino.
  • Biblioteche Per favorire l’integrazione e la socializzazione delle famiglie o dei singoli individui, riteniamo molto importante rafforzare il ruolo interculturale delle biblioteche della città con il supporto dei mediatori linguistici e dotarle di testi appartenenti alle diverse etnie. E’ importante realizzare progetti che includano e integrino gli utenti stranieri che parlano poco o nulla l’italiano; così pure gli immigrati non ancora del tutto stabilizzati, i bambini nati in Italia ma figli di genitori immigrati o di coppie miste formate da un genitore italiano e altro straniero, o ancora ex-emigrati italiani rientrati in patria dopo un lungo soggiorno all’estero. E’ necessario promuovere , all’interno di queste strutture, iniziative culturali per favorirne la frequentazione, ma non solo; dobbiamo operare perché divengano un centro di scambio culturale con tutta la città e aprirle al confronto trasversale con altri enti competenti o attivi nel territorio comunale. L’idea guida è costituita dalla identità di biblioteca pubblica come luogo di integrazione culturale, di dialogo fra le diverse culture, di interesse per l’altro nel segno della promozione della pace.
  • Badanti Innanzitutto va sottolineato che le/i badanti sono una grande risorsa dal punto di vista sociale ,dal momento che svolgono un lavoro impegnativo e necessario per venire incontro alle esigenze delle persone anziane e delle loro famiglie. Per questo si rende necessario non solo semplificare le procedure che portano alla loro regolarizzazione, ma anche istituire,da parte del Comune , dei corsi di preparazione all’assistenza degli anziani comprensivi anche di insegnamento della lingua italiana, conoscenza questa indispensabile perché avvenga una piena comunicazione e un dialogo. Si rende sempre più inderogabile la definizione di un registro delle/dei badanti.
  • La salute. Vogliamo un servizio sanitario a direzione e progettualità pubblica che abbia il fine di potenziare la propria offerta avvalendosi, solo dove è necessario, di una integrazione privata, in modo di eliminare lo scandalo delle liste di attesa chilometriche. Non si può più trasformare la salute in un consumo sottoposto alle regole del mercato. Vogliamo rafforzare la prevenzione, i servizi sul territorio e la riabilitazione e recuperare il ruolo del Comune nel governo del sistema sanitario ridimensionando il centralismo regionale. Che cosa interessa i cittadini in merito alla propria salute e alla cura? Nel campo dei servizi ospedalieri avere tecnologie all’avanguardia, operatori sanitari di riconosciuta capacità, ed un ambiente fortemente attento ai bisogni relazionali ed esistenziali della persona. Il progetto degli Ospedali Riuniti Marche Nord della Regione Marche è un passaggio importante di quel percorso nel quale avevamo creduto per primi, e fin dai primi anni 90. Corrisponde alla visione di città metropolitana Pesaro-Fano cui pensiamo anche in termini di mobilità extraurbana. Saranno necessari un forte investimento di risorse economiche, un presidio forte, non localistico, dei territori e delle istituzioni. In questo momento è il passaggio strategico; costituisce la base per un lavoro in comune delle due città su un tema fondamentale come la salute, lavoro che non può essere compromesso da nessuna fuga in avanti. Un ospedale nuovo e la sua ubicazione saranno solo il punto di arrivo di questo processo di integrazione.
    A questa operazione dovrà corrispondere una profonda innovazione delle politiche sociosanitarie territoriali, che svolgono una funzione di prevenzione molto importante : il dibattito sull’Ospedale di quest’ultimo decennio le ha messe in ombra e devono conoscere un rilancio, si impone un modello diverso che eviti le sovrapposizioni di servizi gestiti anche dal Comune, come nel caso dei disabili o degli anziani. In tema di prevenzione nuove problematiche si sono presentate e queste richiedono nuove risposte. Un centro di sorveglianza per la terapia anticoagulante è di fondamentale importanza per il monitoraggio di malattie cardiovascolari e non, oggi sempre più frequenti.

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UN CITTADINO INTERVISTA SEBASTIANI

Scritto il 23 aprile 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

Dottor Sebastiani, sono qui per farle delle domande e vedere se mi convince a votare per Lei.
Sono a sua disposizione, ma se vuole possiamo darci del tu.

Bene, ti faccio le domande che vorrei fare anche ai tuoi avversari candidati a Sindaco, anche quelle a cui il sindaco uscente Ceriscioli non risponde, come quella sul secondo casello, su cui sta cercando di non dire niente fino alle elezioni per scaricare – dopo – tutte le responsabilità su Anas e Autostrade. Ma andiamo con ordine…
Avete parlato molto di trasparenza alla presentazione del 18 aprile

Si, a partire dal nome che abbiamo scelto, “Città in comune”, che è già un programma: una città che si ritrova insieme per amministrare la cosa pubblica in piena trasparenza, questo ci sta molto a cuore perché dove c’è trasparenza ci sono anche democrazia, partecipazione, solidarietà. Aggiungo che per noi la trasparenza è un tutt’uno con la connettività…

Connettività? spiegati meglio.
Abbiamo messo al primo punto dei nostri intenti la connettività, perché occorre creare un circolo virtuoso che preveda da un lato la facilitazione all’accesso a internet (con il collegamento comunale gratuito e relativa possibilità di uso anche per le telefonate gratuite di Skype) e dall’altro (il Comune) un protocollo che l’istituzione a pubblicare tutti gli atti pubblici di Giunta e Consiglio Comunale. La Regione Emilia Romagna lo fa già. Perché noi no?

A proposito, cosa proponete per il funzionamento della macchina comunale?
Sei Assessori, nessun portavoce, nessun portaborse. Per una città di 90.000 abitanti sono più che sufficienti. Quelli in più sono solo una spesa inutile della politica ed il frutto delle spartizioni di potere.

La vostra posizione su inerti e polveri al porto?
Semplice: no allo scarico degli inerti al porto di Pesaro.
Ne approfitto per condannare le minacce telefoniche, vigliacche e anonime che sono arrivate in questi giorni ad Anna Maria Sartini, che lotta stoicamente da anni per eliminare l’inquinante trasporto degli inerti al porto.
Alla Sig.ra Sartini esprimiamo non solo solidarietà ma anche il pieno appoggio nella sua battaglia per la salute dei residenti del porto. La sua lotta è anche la nostra.

Come vedete la questione su cui Ceriscioli si nasconde, il nuovo casello?
Purtroppo a Pesaro costruire un secondo casello è diventato impossibile per mancanza di spazio. La scriteriata politica urbanistica degli ultimi 10 anni, con Ceriscioli assessore all’urbanistica o sindaco, ha esasperatamente infittito di case le zone che potevano essere adatte e ora manca il posto per metterci un casello senza farlo troppo a ridosso degli abitati.
Di conseguenza, l’unica prospettiva percorribile – non entusiasmante, ma la meno impattante sulle persone – è quella di chiedere ad Anas e Autostrade una contropartita con cui adattare la strada verso Fenile che diventerà così una sorta di Fano nord/Pesaro Sud. Anche quella delle contropartite è una critica da fare alla amministrazione. Le città romagnole lungo le via Emilia hanno avuto come contropartite la costruzione delle tangenziali mentre noi per incompetenza amministrativa o altro abbiamo dovuto vendere Aspes per poter fare l’interquartieri. E nessuna battaglia è stata fatta per avere l’arretramento dell’autostrada.

Torniamo al porto, per quanto riguarda quello turistico e commerciale?
Un porto turistico megagalattico di 500 posi barca è una assurdità che devasterebbe inutilmente l’ambiente e finirebbe per essere un corpo estraneo fuori contesto.
Ma c’è anche il porto turistico della Vallugola: sarebbe uno scandalo se in un ambiente naturalistico di protezione si cementificasse in mare ed in terra.
No alla romagnalizzazione della Vallugola.

La vicenda della Pala del Bellini? Che hai da dire?
Pesaro ha perso una formidabile occasione di rilancio turistico ed economico con il fallimento della sistemazione della pala del Bellini ai Musei Civici. Avremmo potuto creare un tour per i turisti che da Urbino (mostra di Raffaello) li avrebbe portati a Pesaro a vedere la meraviglia ammirata dai romani nella mostra “storica” allestita alle Scuderie del Quirinale. E invece è andato perduto un forte contributo della Osram per avere finalmente un’illuminazione adeguata e si è persa e la possibilità di portare a Pesaro la cimasa. Il tutto per l’incompetenza dei responsabili politici e amministrativi. Un fallimento totale, se si pensa che l’allestimento, grazie alle sponsorizzazioni citate avrebbe avuto un costo poco superiore a quello che è costato un altro orrore, la sepoltura della Domus di Piazza Matteotti.

Bellini, Cultura, passo breve.
Vogliamo recuperare e valorizzazione il patrimonio dei Musei (Civici, Oliveriano) e restituire alla città l’eredità pubblica della Marchesa Toschi-Mosca (la sua casa museo). Quello che è stato fatto con Rossini va fatto anche con questa nobile (in senso proletario) donna. Ma non solo. Parola chiave: svelare, non sotterrare.

Come la vedi la questione del centro e della sua sofferenza?
E’ fin troppo evidente che il centro, ma anche il mare, è stato abbandonato per troppo tempo a vantaggio degli altri quartieri. Lo stato degli Orti Giuli ne è l’esempio più lampante. In attesa della fine della vicenda giudiziaria del bar (anche qui spropositato) non si è fatto nulla. Si è pensato di rivitalizzare il centro con le stradomeniche (facilissimo) e non si è fatto nulla per la quotidianità (molto più difficile).
I giardini della Palla di Pomodoro sono anch’essi abbandonati e manca un progetto complessivo di riqualificazione del salotto a mare della città. La Palla stessa, simbolo di Pesaro è coperta per tutta l’estate dal palco per spettacoli di terz’ordine.
Proponiamo quindi una attenta riqualificazione urbanistica del centro e della zona mare compatibile con l’ambiente e senza stravolgimenti stravaganti.

Questione delicata… la sanità.
Non vogliamo salutifici privati, ma un servizio sanitario a direzione e progettualità pubblica. Vogliamo rafforzare la prevenzione, i servizi sul territorio, la riabilitazione accanto alle strutture d’eccellenza e recuperare il ruolo del Comune nel governo del sistema sanitario ridimensionando il centralismo regionale.
Spingiamo per la messa a regime dell’unificazione funzionale degli ospedali di Pesaro e Fano proposta dal sottoscritto circa diciotto anni fa, mentre siamo contrari anche a ogni ipotesi di ospedale nuovo. Questo sarà argomento naturale in un futuro quando l’unificazione funzionale sarà stata digerita.

Per il welfare cosa farete?
Non abbiamo volutamente usato la parola welfare, ma l’italianissimo e comprensibile termine di “sociale”. Vogliamo mettere la persona e la famiglia – ed in particolare le donne – al centro di una rete di servizi che vanno riconvertiti verso risposte più adeguate ai nuovi bisogni che stanno emergendo, sempre più urgenti in questo periodo di crisi. Voglio ribadire che tutto questo non dovrà subire tagli di risorse.

Volete parlare ai giovani, avete fatto molti sforzi in questo senso con il sito internet.
Per i giovani abbiamo un’attenzione particolare, è necessario uno scatto da parte di tutti, la loro vitalità non può essere considerata un disturbo da reprimere ma un valore da esprimere nell’ambito del tessuto culturale ed urbanistico della città. Il nostro progetto per loro si chiama non a caso RAGAZZI IN CITTA’.

Siamo alla fine, magari tornerò a trovarti se mi venissero altre curiosità, nel frattempo ti dirò che mi è piaciuta lo spirito con cui hai risposto, uno spirito che guarda al bene comune. Si è confermata la sensazione di freschezza che ho respirato alla presentazione della vostra lista civica, l’impressione di avere a che fare con gente lontana da interessi personali e dalle logiche del voto di scambio. Grazie.

Perchè la salute non è una merce

Scritto il 16 aprile 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

Sanità Pesaro

INTENZIONI

Scritto il 2 aprile 2009 da StaffScrivi tu il primo commento

Città in comune nasce dal desiderio di portare un valore aggiunto alle prossime elezioni comunali del 2009 arricchendo il confronto sul presente e sul futuro di Pesaro. Questa lista civica è fatta di cittadine e cittadini che hanno a cuore la nostra città, convinti che se ci si interessa a se stessi e agli altri, la comunità si rafforza e si arricchisce. Intendiamo fare una proposta diversa a tutti coloro che oggi a Pesaro avvertono le difficoltà del rapporto fra cittadini e rappresentanti politici e vogliono riflettere sulla politica e impegnarsi con responsabilità e partecipazione per la centralità dei diritti, primo fra tutti quello di cittadinanza.

La connessione non è un lusso.
E’ trasparenza e diritti.

Proponiamo un’idea di città fondata su una forte rete di relazioni e di solidarietà, un governo della città intesa come “cosa pubblica” nelle politiche e nelle azioni, con un’organizzazione della macchina comunale fondata sulla responsabilità, sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione e sulla valorizzazione delle persone, a questo proposito vogliamo anche investire sulle tecnologie dell’amministrazione e portare la connessione (internet) gratuita in tutte le case per facilitare l’accesso agli atti e ai servizi.
In tema di trasparenza intendiamo pubblicare sul sito del Comune tutti gli atti pubblici di di Giunta e Consiglio Comunale.

Il lavoro non è solo prestazione.
E’ identità personale e sociale.

La crisi che stiamo vivendo impone di assumere la perdita del lavoro come questione prioritario.
La disoccupazione è un male sociale fonte di frustrazione e disgregazione. Per questo il Comune deve farsi parte attiva per individuare risorse ed opportunità di lavoro coordinando la rete della produzione e dei servizi. La crisi sia anche l’occasione per rendere trasparenti le assunzioni e snellire la burocrazia.

La cultura non è inaugurazioni con rinfresco.
E’ memoria e crescita collettiva.

Pensiamo la cultura come elemento di identità, di costruzione di rapporti umani. Mettiamo educazione ed espressione al centro degli interessi della comunità perché vogliamo che diventino fattori di coesione e crescita. Pensiamo alla città e al suo patrimonio storico, culturale, urbano, come a un bene da mettere a disposizione di tutti con una speciale attenzione alle giovani generazioni e alle espressioni del “nuovo” di cui sono portatrici insieme con le realtà culturali di base.

Il sociale non è assistenza.
E’ una rete di opportunità e integrazioni.

Pensiamo a una rete di servizi che metta al centro la persona e la famiglia, conciliando i tempi di vita e lavoro, in particolare delle donne, sulle quali grava la cura degli anziani, dei disabili e dei minori.
Intendiamo riconvertire parte della rete dei servizi verso risposte più adeguate a questi bisogni, rivalutando anche il ruolo della cooperazione e del volontariato, tutto questo senza tagli delle risorse. Prevediamo anche interventi innovativi per tossicodipendenze, immigrazione, emergenza casa.

La salute non è una merce.
E’ un diritto.

Vogliamo un servizio sanitario a direzione e progettualità pubblica che abbia il fine di potenziare la propria offerta avvalendosi – solo dove necessario – di una integrazione privata in modo da eliminare lo scandalo delle liste di attesa chilometriche. Non si può trasformare la salute in un consumo sottoposto alle regole del mercato. Vogliamo rafforzare la prevenzione, i servizi sul territorio e la riabilitazione accanto alle strutture d’eccellenza e recuperare il ruolo del comune nel governo del sistema sanitario ridimensionando il centralismo regionale.

La sicurezza non è roba da sceriffi.
E’ giustizia e responsabilità.

La sicurezza deriva dalla educazione e dall’esercizio della legalità e del senso di responsabilità e non si fa con le ronde e gli assessori sceriffi tanto più oggi di fronte ai sempre più frequenti episodi di violenza sulle donne.
Le risposte al disagio sociale e la sfida dell’integrazione devono essere ispirate a principi di giustizia, accoglienza e contare l’impegno di tutti contro il degrado urbano nella cura degli spazi collettivi .

L’energia (e la mondezza) non è da buttare.
E’ da risparmiare, ri-usare, ri-ciclare.

Pensiamo la cura dell’ambiente come responsabilità di ciascuno insieme agli altri, e come un patto condiviso nel rispetto delle regole. Intendiamo sostenere ogni iniziativa capace di ridurre i danni all’ambiente che sempre più frequentemente ricadono sull’uomo sotto le forme più diverse.

L’urbanistica non è costruire.
E’ partecipazione e tutela.

Intendiamo progettare il territorio della città mettendo al centro l’importanza dello spazio e dei luoghi pubblici e la tutela del territorio rimasto libero da cemento sul modello delle città europee. Ogni scelta urbanistica impegna la città per secoli e richiede attenzione ed etica perché come recita l’adagio degli indiani d’America: “la terra non ci è data in eredità dai nostri genitori ma in prestito dai nostri figli.”

Il decentramento non è burocrazia.
E’ partecipazione.

Vogliamo restituire ai cittadini la vita e gli spazi del proprio quartiere a partire dalle sedi delle circoscrizioni.

I ragazzi e le ragazze non sono un problema.
Sono il battito vitale della città.

Nel corso degli ultimi vent’anni abbiamo assisto alla espulsione dei ragazzi dal centro, una zona ormai tristemente desolata. La loro vitalità non è un disturbo da reprimere ma un valore da esprimere nell’ambito del tessuto culturale e urbanistico della città.
Noi vogliamo creare nuove e sane occasioni di espressione e relazione.

Il futuro non è una trappola.
E’ un’occasione.

Vogliamo ragionare insieme sul medio e lungo periodo per generare cambiamenti invece che subirli, basandoci sul ruolo fondamentale della scuola. La scuola non è un’arida agenzia formativa ma il luogo che favorisce scambi, convivenze fra cittadini di diverse esperienze abilità, culture. E’ il luogo in cui si fondano le basi delle vicende personali e collettive. In questo quadro spetta al Comune costruire e coordinare la rete delle scuole collegandola alla evoluzione e crescita della Comunità locale.


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